Gordon Matta - Clark

Annali delle Arti

22.12.2004 - 30.01.2005

a cura di Achille Bonito Oliva
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Gordon Matta - Clark

Prima personale dedicata da un'istituzione italiana all'artista americano Gordon Matta-Clark [New York, 1943 - 1978], la mostra curata da Achille Bonito Oliva al Museo di Capodimonte a Napoli si compone di otto disegni e quattro fotografie di grandi dimensioni realizzate tra il 1973 ed il 1975, accompagnati da un video inedito in Italia, filmato ad Anversa nel 1976, quando l'International Cultureel Centrum (ICC) di Antwerpen invitò Matta-Clark a realizzare un grande intervento pubblico.
La sua ricerca nasce all'interno dell'Anarchitecture Group di New York e muove dall'idea di usare l'architettura, con le sue promesse e i suoi fallimenti, come materiale di lavoro nonché metafora dell'ordine sociale. Da qui l'attenzione a vecchi fabbricati in demolizione in zone malfamate e la pratica della de-costruzione, che consiste nel tagliare, bucare o dissezionare, secondo precise geometrie, edifici reali, per mostrarne l'interno e lo scheletro costruttivo. Perduti i caratteri originari di funzione d'uso, staticità e abitabilità, queste architetture si trasformano in “sculture” spettacolari e destabilizzanti, che coniugano una temporaneità stringente (gli edifici sono destinati alla demolizione) alla testimonianza di una data epoca e di un certo milieu sociale di fatto non più esistenti. Matta-Clark propone, dunque, con i suoi lavori un'interpretazione più ampia del concetto di “ambiente”, inclusivo di istanze legate alla vita concreta delle persone, al loro stile di vita, ai loro desideri, ideali e aspettative – rincorsi, disillusi o negati – ai quali l'architettura avrebbe dovuto rispondere. «Tagliare un edificio anonimo – spiega infatti l'artista – vuol dire preservarlo per sempre, e con esso la vita della gente che vi ha vissuto». Da qui la necessità di documentare gli interventi di de-costruzione attraverso filmati, disegni, fotografie, oppure esporre direttamente frammenti reali di edifici sezionati, operando uno spostamento fisico e semantico di elementi architettonici, in un perfetto connubio fra arte e filosofia.