ANISH KAPOOR

Annali delle Arti

25.10.2003 - 12.01.2004

a cura di Eduardo Cicelyn| Mario Codognato
Annali delle Arti
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ANISH KAPOOR

L'esposizione di Anish Kapoor [Bombay 1954] al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inaugurata nell'ambito del progetto della Regione Campania Annali delle Arti, è la prima mostra monografica compiuta in Italia sul lavoro del noto artista indiano di formazione anglosassone. Chiamato a rappresentare la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia del 1990 e vincitore nel 1991 del prestigioso Turner Prize, Kapoor è insieme a Tony Cragg e Richard Deacon tra i maggiori rappresentanti della nuova scultura degli anni ottanta. Nel 2002 ha ottenuto l'Uniliver Commission per gli spazi della Turbine Hall alla Tate Modern di Londra.
L'esposizione, curata da Eduardo Cicelyn e Mario Codognato, si svolge sul leitmotiv del rosso, colore dalla forte carica metaforica che Kapoor ha riscoperto in seguito a un viaggio in India nel 1979. Raccoglie due grandi installazioni ideate e prodotte appositamente per gli spazi del museo: nella prima un liquido rossastro sgorga da una fonte o ferita nel muro e cade in una coppa metallica; nella seconda una vasca circolare e ruotante su se stessa piena di liquido rosso, muta continuamente forma. Colore del sangue, il rosso è da sempre associato alla vitalità, alla passione e al desiderio, ma anche a concetti di valore opposto, come violenza, distruttività e morte e, sin dall'antichità, è simbolo dell'autorità e del potere.
Per Kapoor, che ha saputo con assoluta originalità trovare un ponte fra razionalismo occidentale e sensibilità orientale per la materia, il rosso costituisce uno degli elementi portanti di una ricerca estetica continuamente oscillante tra polarità opposte: immanenza e trascendenza, negativo e positivo, concavo e convesso, maschile e femminile. Prendendo forma nel vuoto sotto forma di pigmento in polvere o adagiandosi in forma solida o liquida su profili biomorfi tanto astratti quanto naturali, esso viene a suggerire un processo primordiale di nascita e generazione, che riecheggia nel silenzio di una dimensione metafisica.